Ca’ del Bosco non produce IlMerlot ogni anno. Lo produce quando la natura lo permette — quando tre vigne nei comuni di Cazzago San Martino e Passirano regalano un’annata che non si può sprecare. È successo nel 1990, poi nel 2001, nel 2003, nel 2009, nel 2011, nel 2015. Sei volte in trent’anni. Se hai questa bottiglia in mano, stai tenendo qualcosa di raro nel senso più letterale del termine.
Produttore e zona di produzione
Ca’ del Bosco nasce nei primi anni Settanta da un’idea di Maurizio Zanella, ma IlMerlot nasce da un’ossessione ancora più specifica: isolare le uve migliori di tre vigne storiche sul suolo morenico della Franciacorta e vinificarle in purezza, senza compromessi, solo quando l’annata lo merita davvero. Merlot 100%, da viti con un’età media di oltre trent’anni, raccolto a mano in piccole cassette, selezionato grappolo per grappolo, lavato con il sistema di idromassaggio esclusivo di Ca’ del Bosco. La macerazione sulle bucce dura ventuno giorni a temperatura controllata. Segue l’affinamento di undici mesi in barrique di rovere nuove al 65%, e poi il vino scompare in bottiglia per cinque anni e oltre, prima di essere messo in commercio. È un vino che nasce già sapendo di dover durare.
Note di degustazione
Rosso granato intenso con sfumature violacee nelle annate più giovani, tendente al mattone nelle più mature. Al naso si apre con un bouquet di grande complessità — prugna, ciliegia nera, mora — sormontato da note speziate di liquirizia, tabacco e un sottofondo di rovere perfettamente integrato. In bocca è pieno, avvolgente, con una struttura tannica setosa levigata da anni di affinamento, e porta a un finale lungo e persistente che lascia una scia di frutta scura e spezie dolci. È un vino che cambia nel bicchiere — apritelo almeno due ore prima, oppure aspettate ancora qualche anno: ne varrà la pena.
Abbinamento
Tagli nobili di manzo — un filetto, una costata frollata, un roast beef al sangue. Ma IlMerlot è abbastanza complesso da reggere anche la selvaggina da piuma, i primi piatti con ragù di cinghiale o lepre, i formaggi stagionati a pasta dura. La verità è che un vino così ha già la sua ragione di esistere nel bicchiere, prima ancora che nel piatto. Servirlo tra i 17 e i 19 gradi, in un calice ampio, con tutta la pazienza che merita.




