Il Corte del Lupo è il vino rosso con cui Ca’ del Bosco racconta il lato più silenzioso della Franciacorta — quello delle colline moreniche, dei vigneti biologici che guardano il Lago d’Iseo, di una tradizione contadina che esiste da prima che la zona diventasse famosa per le bollicine. La prima vendemmia risale al 1975, quando si chiamava ancora Franciacorta Rosso DOC e in dialetto lo chiamavano burdonsì magher: robusto, senza fronzoli. Nel 2016 arriva il nome Corte del Lupo — la corte, il bosco, i lupi guardiani del dominio — e con esso una nuova identità visiva che non tradisce nulla di quella storia.
Produttore e zona di produzione
Ca’ del Bosco nasce nei primi anni Settanta da un’idea di Maurizio Zanella: portare in Franciacorta la stessa attenzione ossessiva alla qualità che aveva visto nelle grandi maison champenoises. Oggi l’azienda dispone di circa 180 ettari di vigneti sulle colline moreniche a sud del Lago d’Iseo, tutti certificati biologici. Il Corte del Lupo nasce da otto vigneti selezionati nei comuni di Cazzago San Martino e Passirano — terreni glaciali con buona escursione termica, capaci di regalare ai vitigni internazionali una freschezza che altrove faticano a trovare. L’uvaggio è un blend bordolese: Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Carménère, raccolti a mano in piccole cassette, lavati e asciugati grappolo per grappolo prima della diraspatura. Dopo la fermentazione malolattica, il vino affina tra legno e acciaio per circa ventiquattro mesi e viene imbottigliato per gravità, senza aggiunta di solfiti.
Note di degustazione
Rosso rubino denso, quasi impenetrabile. Al naso è un concentrato di frutta rossa matura — ciliegia scura, mora, prugna — con note vanigliate che arrivano dal legno e un sottofondo di erbe aromatiche che ricorda il profilo della Franciacorta in estate. In bocca è pieno e avvolgente, con una trama tannica ben integrata che non stanca mai: il finale è lungo, speziato, con un calore che si spegne lentamente e invita al sorso successivo. Servirlo tra i 16 e i 18 gradi; le annate più giovani guadagnano un’ora d’aria in caraffa.
Abbinamento
Carne rossa importante: un filetto al pepe verde, un brasato al Curtefranca, una tagliata con riduzione di vino. Regge con eleganza anche formaggi stagionati a pasta dura e primi piatti ricchi come le pappardelle al ragù di cinghiale. Se volete usarlo a tavola senza pensarci troppo, una bistecca e un po’ di silenzio sono già un abbinamento perfetto.




