Credo di avere un tipo di cervello che o ti rovina la vita… oppure ti porta a costruire cose assurde. (no fa entrambe le cose)
ADHD, monomania, probabilmente pure un pizzico di autismo dentro al pacchetto completo. Quella combinazione strana per cui una persona normale guarda un oggetto e pensa semplicemente “funziona”, mentre io da quando sono bambino penso automaticamente: “sì ok, ma dentro come è fatto?”
È sempre stato così. Da piccolo smontavo qualsiasi cosa mi capitasse tra le mani: telecomandi, radio, giocattoli, computer vecchi. Qualsiasi oggetto avesse una vite era automaticamente in pericolo. E la parte divertente è che non lo facevo per migliorare le cose, non ero il piccolo genio inventore che voleva creare il futuro. Era proprio curiosità pura, quasi fisica. Una specie di fame mentale che mi obbligava a vedere cosa c’era dentro, come erano collegati i pezzi, perché una cosa funzionava e soprattutto perché certe volte funzionava male.
Questa cosa negli anni non mi è mai passata. Ha solo esteso i bersagli.
A un certo punto il bersaglio è diventato WooCommerce
Che detta così sembra una frase incomprensibile, però è andata davvero così.
Tutto è iniziato dai prodotti correlati. Una funzione banalissima, talmente banale che dovrebbe essere perfetta. Invece il mio sito riusciva tranquillamente a suggerire un Whisky torbato dentro la pagina di un Amarone importante, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Certo vero? Fidatevi lo faceva.
E lì è partita quella cosa che conosco fin troppo bene: quel momento in cui il cervello si aggancia a un problema e non riesce più a lasciarlo stare finché non ha capito esattamente come funziona, perché funziona male e soprattutto come dovrebbe funzionare davvero.
Una persona normale avrebbe semplicemente accettato il problema. Magari avrebbe installato l’ennesimo plugin premium da 89 euro l’anno e fine. Io invece no. Io ho aperto Claude e ho iniziato a smontare WooCommerce pezzo per pezzo come facevo da bambino con le radio o con i motori dei motorini.
Hook, query, relazioni, categorie, logiche interne, prodotti acquistati insieme, comportamento degli utenti. Più guardavo dentro e più mi divertivo, perché improvvisamente il sito non era più un sito: era un gigantesco puzzle logico.
E fidatevi, i puzzle da me devono stare lontani. L’ultima volta ho finito per dimenticarmi di mangiare.
Così è nato il primo plugin, quello dei correlati intelligenti. Il sistema guarda produttore, categoria, denominazione, fascia prezzo, acquisti reali dei clienti e finalmente inizia a ragionare come una persona normale. Un Barolo suggerisce altri Barolo. Un Amarone propone vini strutturati. Non un Rum speziato alle banane fermentate del Guatemala, che già solo scriverlo mi fa venire il mal di pancia.
Il problema è che quando scopri che puoi costruire le cose… poi non riesci più a fermarti
Perché inizi a vedere problemi ovunque. E la parte peggiore è che inizi già a vedere la soluzione nella tua testa.
I coupon manuali da copiare nel carrello? Fastidiosi. Così ho creato i link automatici: il cliente clicca, il coupon si applica da solo e fine della sofferenza umana inutile.
I voucher generici infilati nei pacchi? Tristi, freddi, senza personalità. Adesso chi compra Barolo riceve offerte sul Barolo, perché i clienti non sono NPC messi lì a cliccare “aggiungi al carrello”. Hanno gusti, abitudini, preferenze reali.
E poi è arrivato il plugin confezioni regalo, che probabilmente è il momento preciso in cui la mia ADHD ha preso il volante definitivamente. (no, lo aveva già preso da settimane)
Perché il mio cervello vive costantemente di “e se?”. E se uno volesse tre bottiglie confezionate in modo diverso? E se una fosse per la mamma? E se una avesse il bigliettino? E se una no? E se ogni bottiglia avesse carta regalo diversa? E se tutto questo potesse essere fatto senza scrivere mail infinite?
WooCommerce davanti a queste richieste ha un esaurimento nervoso. Io invece mi gasavo sempre di più, perché ogni problema diventava un rompicapo e i rompicapi su di me danno la stessa dipendenza della cocaina su una persona normale.
Ore davanti allo schermo. Cervello acceso a duecento all’ora. Caffè. Bestemmie tecniche. Altro caffè. E poi all’improvviso… funziona.
E quella sensazione lì è difficilissima da spiegare. Perché non è solo soddisfazione. È proprio euforia. È il cervello che finalmente smette di urlare perché all’improvviso tutto ha senso. (e li di solito inizio ad urlare io).
Ma il momento più bello non è stato programmare
È stato vedere qualcuno usare davvero qualcosa che fino al giorno prima esisteva solo nella mia testa.
La prima versione del plugin confezioni regalo era online da pochissimo, praticamente una beta caricata quasi per scherzo. Due giorni dopo arriva un ordine: richiesta regalo, messaggio personalizzato, tutto compilato perfettamente.
E lì mi sono fermato un attimo, perché fino a poche ore prima quella roba esisteva solo nel mio cervello. Era un’idea, un’ossessione, un “e se…” nato alle due di notte (si davvero). E invece adesso qualcuno dall’altra parte dello schermo la stava usando davvero.
Ed è una sensazione stranissima. Bellissima. Quasi commovente.
Come vedere un pensiero diventare reale.
Alla fine credo che il punto sia questo
La gente pensa che io sia qui a vendere il vino e a guardare lo schermo del computer. In realtà faccio esattamente la stessa cosa che facevo da bambino: smonto cose, guardo dentro, cerco di capire perché funzionano male e poi provo a ricostruirle in un modo che finalmente abbia senso.
Forse è ADHD. Forse è autismo. Forse è solo curiosità portata all’estremo.
So solo che non riesco a vedere un problema senza avere voglia di entrarci dentro con un cacciavite.
E sinceramente, è la parte di me che amo di più.
Davide
Enoteca Chirico