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Komb(W)ine: la rivoluzione analcolica tra vino e kombucha che ci incuriosisce (e ci sfugge ancora di mano)

C’è fermento, ed è proprio il caso di dirlo. Tra le tante novità che stanno movimentando il panorama enologico italiano, ce n’è una che ha catturato la nostra attenzione (e, lo ammettiamo, anche la nostra curiosità più genuina): si chiama Komb(W)ine e promette di riscrivere le regole del bere bene… senza sballare.

Un vino che non è vino (ma quasi)

Komb(W)ine è una bevanda sorprendente, frutto dell’incontro tra il mosto d’uva e la kombucha. Un progetto nato dalla mente dell’enologo Andrea Moser e di Ettore Ravizza, fondatore di Evoluzioni – The Good-for-You Beverage Company.
La formula è semplice solo in apparenza: si prende il mosto di uva monovarietale (come Moscato o Pinot Nero), lo si fa fermentare insieme a un tè biologico e allo SCOBY (la madre della kombucha), e il gioco è fatto. Il risultato? Una bevanda analcolica (o quasi), sostenibile e dal profilo aromatico tutto da scoprire.

Profuma di… sorpresa

Chi l’ha già assaggiata – e non nascondiamo una punta d’invidia – racconta di un naso fresco con note agrumate, pesca bianca, erbe officinali e scorza di cedro. In bocca è viva, dissetante, con una struttura leggera ma presente, qualche tannino gentile e una bella acidità che invita al sorso successivo.
Perfetta da servire fresca, magari come aperitivo alternativo o in abbinamento a piatti speziati, vegetariani o anche un semplice crudo di pesce.

Non solo moda, ma anche sostenibilità

Komb(W)ine nasce con un’anima green: si utilizza il mosto che altrimenti verrebbe scartato dalle cantine, e la produzione avviene senza sprechi né macchinari energivori. Un progetto che unisce gusto, salute e rispetto per l’ambiente.

E noi? Ci toccherà aspettare ancora un po’

Eh sì, cari amici dell’Enoteca Chirico: anche noi siamo rimasti stregati dal fascino del Komb(W)ine… ma per ora non siamo ancora riusciti a metterci le mani (e il naso) sopra. È stato presentato in anteprima a Vinitaly 2025, e ha già fatto parlare di sé tra appassionati, enologi e addetti ai lavori.

Lo sapevi che…?

Il nome Komb(W)ine è un gioco di parole tra “kombucha” e “wine”, ma richiama anche il verbo inglese “combine”, unire. E in effetti questa bevanda è proprio un’unione perfetta tra due mondi che sembravano lontanissimi.
Chi l’ha provata giura che ha un potenziale d’invecchiamento di almeno tre anni. E sì, parliamo sempre di una bevanda analcolica! Incredibile, vero?

E tu, l’hai già assaggiato?

Facci sapere nei commenti o passa a trovarci in enoteca: se dovessimo riuscire a portarne qualche bottiglia sugli scaf fali, sarete i primi a saperlo.
Nel frattempo, restiamo in attesa… e continuiamo a brindare con tutto il meglio che il nostro territorio (e il mondo) ci offre.

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