Perché lo bevo?
Perché forse di vino non hai capito niente finché non ti sporchi le mani con le pazzie del Jura. E perché Bourdy è stato il primo produttore a rispondermi, e ad accogliermi in cantina, durante la mia prima vacanza da solo.
Partiamo da questo assunto, preso per vero: i vini dello Jura ti devono piacere: o li ami o li odi.
Questo Savagnin di Bourdy sa di frutta secca, curry e botti vecchie, per non dire millenarie. A voi pensavate alla vaniglia. Sì sì, la vaniglia.
Questa eresia viene fatta in BOTTI SCOLME, sous voile.
Un po’ come la Vernaccia di Oristano: sotto un velo di lieviti, dove fermenta e affina per anni.
Un velo sottile che respira e cambia il vino giorno dopo giorno. Il vino si ossida piano, come una mela tagliata che non va mai a male.
Non marcisce, respira.
I Vin de Jura sono inspiegabilmente longevi. Stanno in botte almeno cinque anni, poi altro tempo in cantina. E quando li bevi… non riesci a capire mai quanti anni hanno. Una vita ad assagiare vino e ogni volta è cosi. Una vita di lavoro buttata via.
Ma com’è sto vino?
GIALLO OVVIAMENTE, i Vin Jaune de Jura sono GIALLI, ma gialli veri, non di certo giallo paglierino, al naso sono intensi, l’uva è si un sauvignon ma il voile ne uccide le note fruttate e ne lascia un vino molto complesso, anche vista l’età. In bocca l’acidità è esageratamente forte, e nonostante l’ossidazione, evidente, ha qualcosa che te lo fa pensare giovane.
Mi piace? Devo ancora capirlo.
Ma intanto mi sono goduto il viaggio: da Somma Lombardo fino ad Arlay.
Ne sono tornato diverso. E voi dovreste provarci.
Questo è proprio il vino adatto da bere con il pollo al curry. O da solo, guardando la pioggia — tanto è già abbastanza pazzo così.
Lo bevo perché ogni sorso è una lezione di stile: ruvido, ossidativo, quasi selvatico.
Ti gratta il palato e non fa sconti a nessuno.
Non so se lo amo, ma so che mi manca già.
